Pillole di psicologia: #1 l’anoressia
Pillole di psicologia: #1 l’anoressia

Iniziamo col dare qualche informazione di carattere generale.
L’anoressia è un disturbo del comportamento alimentare che comporta un rifiuto più o meno grave di alimentarsi (APA, 2013). 
Tale disturbo è riconoscibile da una serie di aspetti tra loro connessi:
1. Intensa paura di aumentare di peso o di diventare grassi, anche se si è in realtà sottopeso.
2. Tale paura deriva da un’alterazione del modo in cui vengono vissuti il peso e la forma del proprio corpo, ovvero ai propri occhi ci si vede sempre sovrappeso.
3. Per tenere a bada questa paura la soluzione praticata dal soggetto consiste nella riduzione drastica del cibo e/o nella messa in atto di comportamenti volti a smaltire o “espellere” le calorie assunte (eccessivo esercizio fisico, vomito, abuso di lassativi, clisteri). 
4. Negazione persistente della gravità della propria condizione di sottopeso.

L’esordio avviene di solito durante l’adolescenza o nella prima età adulta e quasi sempre dopo una dieta dimagrante o in seguito a un evento stressante. 
Nella maggior parte dei casi la persona viene condotta all’attenzione clinica dai familiari preoccupati per la marcata perdita di peso. È più raro che sia la persona stessa a riportare il problema e ciò è facilmente comprensibile poiché, come abbiamo detto in precedenza, vi è una distorsione del modo di percepire il proprio corpo. 
Tale disturbo è molto più frequente nelle donne rispetto agli uomini (il rapporto è approssimativamente di 10:1), anche se negli ultimi anni si sta registrando un aumento dei casi negli uomini. 

Quali sono le cause dell’anoressia? 
È bene sottolineare che tale disturbo non è rapportabile ad una sola causa, ma ad un insieme di fattori che possono essere di origine genetica, fisiologica, culturale e psicologica. In questa sede ci interesseremo agli ultimi due, ovviamente senza la pretesa di essere esaustivi.

1. Fattori culturali
Notiamo innanzitutto che, paradossalmente, si registra un drastico aumento dell’anoressia proprio nell’epoca storica in cui il problema millenario della fame, nelle società industriali, sembra essere stato vinto. Ma è proprio in queste società, dove l’apparire e i canoni di presunta perfezione assumono un’importanza cruciale, che la magrezza è considerata un valore. I social media, nella misura in cui propongono costantemente modelli estetici improntati alla perfezione e al culto del corpo, sono i maggiori veicoli dei nuovi ideali di bellezza. Il risultato può essere un impatto negativo sull’umore e sul livello di autostima legata al proprio aspetto fisico.

Per approfondire il rapporto tra l’anoressia e i social media ti consiglio questo articolo:

2. Aspetti psicologici 
Tuttavia sarebbe riduttivo cercare di spiegare l’anoressia facendo riferimento solo ai modelli di bellezza-magrezza della cultura contemporanea.
Partiamo dal presupposto che il rapporto con il cibo implica sempre il rapporto con l’altra persona: già gli antichi Greci sostenevano che mangiare soli è una pratica conforme a bestie o a dèi (Cosenza, 2018). Infatti, per capire davvero cosa c’è dietro all’anoressia, è necessario indagare soprattutto i conflitti psicologici inconsci della persona e le sue relazioni con gli altri (genitori, amici eccetera).
Si riscontrano spesso, soprattutto nelle giovani donne che soffrono di anoressia, conflitti di tipo emotivo, in particolare all’interno del nucleo familiare e, spesso, legati alla figura materna. Il rifiuto di alimentarsi e l’assenza di preoccupazione per il vistoso dimagrimento sono connessi alla distorsione nella visione dell’immagine di sé. Talvolta questo meccanismo può esprimere ostilità nei confronti dei propri genitori (Galimberti, 2018).

Il noto psicoanalista Franco De Masi sostiene che la paziente anoressica non ha l’idea di soffrire o di essere malata, e nega che il protrarsi del suo stato anoressico possa comportare la morte. Per l’anoressica, infatti, il rifiuto del cibo, più che un fatto anormale, costituisce un’esperienza straordinaria. Data la sua onnipotenza, l’anoressica non è consapevole che l’attrazione per questo stato mentale equivale ad un’attrazione verso la morte. 

In molti casi si potrebbe dire che la persona anoressica rifiutando il cibo, di fatto, rinuncia a un tipo di godimento non controllato, non quantificabile, non previsto. Ciò avviene perché il desiderio incontrollabile è fonte di paura e angoscia, pertanto la persona sente il bisogno di controllare il proprio corpo (e le proprie emozioni). Questo si traduce nell’ossessione per la misura e la quantificazione (Cosenza, 2018). 

Altri sintomi legati all’anoressia
Spesso l’anoressia può essere accompagnata da sintomi di depressione, ansia, vergogna e sintomi ossessivo-compulsivi. I sintomi depressivi possono includere umore triste, isolamento sociale e riduzione dell’autostima.  

Infine, sono frequenti le seguenti preoccupazioni emotive (Lingiardi e McWilliams, 2018):
– Sentirsi affamati di cure e affetto, desiderosi di protezione e accudimento.
– Sentimenti di fallimento, vulnerabilità, colpa e vergogna.
– Sentimenti di indegnità e inefficacia (per esempio: “Mi sentivo come se non potessi mangiare e, se avessi mangiato, mi sarei sentita in colpa come se avessi fatto qualcosa che non avrei dovuto fare”).
– Rabbia e aggressività, che essendo spaventose e intollerabili, vengono negate.
– Paura che l’espressione delle emozioni porti alla perdita del controllo.
– Sentimenti di vuoto. 

Valerio Di Lazzaro

Bibliografia 

American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, DSM-5

Cosenza D. (2018), Il cibo e l’inconscio, Milano: Franco Angeli

Galimberti U. (2013), Nuovo dizionario di psicologia. Psichiatria, psicoanalisi, neuroscienze. Feltrinelli 

Lingiardi V., McWilliams N. (2018), Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM-2). Milano: Raffaello Cortina Editore

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