«Sotto il mio adipe»: Cari mamma e papà bloccati in bocca
«Sotto il mio adipe»: Cari mamma e papà bloccati in bocca

Progetto “Go Beyond” – Oltre l’obesità infantile.

Paffuto, grassoccio, corpulento, pingue, panciuto, cicciotto: vi è capitato di utilizzare uno tra questi termini, pensando ad un bambino, un ragazzo, un figlio, un nipote, un conoscente o un paziente con obesità? Probabilmente sì nel tentativo di “alleggerire” il peso che hanno.

Tali parole, forse, sono cariche di significati diversi dall’idea vaneggiante e mistificata del gracile ed energico infante che corre dietro ad un pallone, saltella tra le aiuole del parco e si gode la torta della nonna.

Di obesità infantile se ne parla per fortuna: l’OMS mette in risalto i dati in aumento di bambini in soprappeso e obesi; pediatri, operatori sanitari, psicologi, insegnanti sono attivi nella promozione  di progetti di educazione alimentare al fine di arginare i rischi sulla salute a breve e a lungo termine. Vi sono numerosi riferimenti, come il progetto “Le Perle e i delfini” della Dr.ssa Rita Tanas, pediatra endocrinologa.

Siamo tutti impegnati nel definire le possibili cause genetiche, ambientali, metaboliche, obesità essenziale o secondaria e a predisporre interventi di prevenzione globale (Bleich, et al., 2018).

Ci siamo chiesti chi si protegge sotto l’adipe?

C’è un bambino, una bambina, un ragazzo, un adolescente inascoltato, non visto nonostante la mole. Il codice numerico  della BMI è  una cifra salvifica, consente di avviare interventi multidisciplinari, ma rischia di sostituire l’identità del bambino.

Un surplus ignorato dietro a quei centimetri o chilogrammi over, di troppo.

David L. Katz, direttore del Centro di ricerca sulla prevenzione di Yale, ha coniato il termine “oblivion-obesity”, letteralmente oblio dell’obesità. I genitori possono avere difficoltà a riconoscere le difficoltà e i rischi del loro bambino a causa della “nuova normalità”. In tutto il mondo e persino in alcuni Paesi in via di sviluppo, i bambini sono più “overweight”. Altri ricercatori attribuiscono l’aumento della oblivion-obesity “alle difficoltà di comunicazione tra genitori e pediatri” (Hoffman, 2015). Certa è la necessità di un approccio combinato in cui sono coinvolti tutti gli operatori della sanità pubblica e privata, nazionale e mondiale (Bray, et. Al., 2018).

Genitori e medici possono avere idee contrastanti sul peso appropriato, soprattutto quando ad inficiare ci sono atteggiamenti e idee culturali circa l’alimentazione sana e gli assidui bombardamenti mediatici dei prodotti alimentari “junk “(Lobstein et al., 2015).

Proviamo ad andare oltre.

Madre, bambino, cibo, corpo, relazione: «il bambino deve percorrere un lungo cammino prima di riuscire a regolare la propria alimentazione in modo attivo e razionale, quantitativamente e qualitativamente, sulla base dei propri bisogni e appetiti e indipendentemente dai rapporti di chi gli fornisce il cibo» (Freud, A. 1969).

Dall’equazione madre-cibo della letteratura psicoanalitica, si passa al considerare ogni possibile evento che dis-connette portando alla voracità e all’eccesso di cibo, come sostituti d’amore.

I disturbi del comportamento alimentare sono spesso esito di un conflitto interno del bambino e della diade genitore bambino. Possono riguardare tutte le età dello sviluppo e manifestarsi sotto diverse forme (Manaresi, 2012).

Fin dall’origine inoltre, per tutti noi, il rapporto con il cibo coincide con il rapporto con l’Altro. Pensiamo al neonato: l’allattamento al seno mostra la convergenza tra l’oggetto di nutrimento e l’Altro, la madre. L’incontro con il cibo rappresenta per il bambino l’incontro con il primo dono che riceve, fonte di nutrimento, di sopravvivenza, soprattutto d’amore. Di fronte quindi a qualsiasi frustrazione della domanda d’amore del bambino, il cibo come oggetto del bisogno, può divenire sostituto, cercando attraverso l’incorporazione, l’iperalimentazione di negare, di scongiurare la perdita (Cosenza, 2018).

L’appetito come un analgesico viene coinvolto nel tentativo di difendersi da angosce: ecco lo sguardo al mondo interno dei bambini con obesità. Il mondo interno è animato di movimenti, di sentimenti, ma può essere anche tenuto inattivo, saturato dal cibo, se temuto. In stato di malattia può essere esageratamente controllato, o ancora può capitare che alcuni dei suoi elementi prendano il sopravvento sull‘individuo: l’adipe che protegge e fa da guaina alle angosce.

Dare voce al mondo interno del bambino, alle idee su ciò che succede dentro di sé è un primo passo nel supporto nella clinica dell’obesità.

«I bambini racconteranno spesso del loro mondo interno, se interrogati sui loro disagi interni (…) Un bambino racconterà una fantasia di piccole persone che siedono attorno a un tavolo nel suo stomaco e aspettano che il cibo gli arrivi giù. Un bambino di quattro anni diceva che poteva sentire piccoli uomini che battevano rumorosamente i piatti quando lui aveva finito di mangiare» (Winnicott, 1958).

Occorre poi guardare ai mondi relazionali con i genitori: dipendenza e deficit di separazione che portano a disinvestire il rapporto con l’altro. Un contesto relazionale iperprotettivo e controllante rende difficoltoso il processo di esplorazione e di separazione. Il bambino cercherà di corrispondere presto a desideri e aspettative genitoriali a discapito della vitalità e dell’individualità. Potrebbero emergere difficoltà nell’interazione con i pari, nella regolazione dell’autostima e nel senso di identità, con ripercussioni sul piano sociale, scolastico, emotivo, innescando il circuito vessazioni, prese in giro ed isolamento. E qui, chi viene in soccorso se non l’autarchia e l’analgesia dell’iperfagia?

Forse occorre seguire il monito di Winnicott: «Anche se vogliamo limitare la nostra attenzione alla malattia che si annida nel corpo, dobbiamo tuttavia dire che nessuno studio delle relazioni di un bambino alla malattia fisica sarà completo senza un accenno al suo mondo interno, alle sue relazioni e alle fantasie». (Winnicott,1958)

«Cara mamma e caro papà aiutatemi a separarmi dal vostro amore.»

Il lavoro psicoterapeutico nella clinica dell’obesità infantile è volto a dare voce al bambino, all’adolescente, a  svelare i possibili “cortocircuiti relazionali”: la narrazione nell’hic et nunc della storia presente e passata che non ha potuto ancora essere raccontata, ascoltata e condivisa. (Nanzer, 2016). Il tutto collocato nel qui ed ora a supporto dell’efficacia dei protocolli di prevenzione dell’obesità e  promozione del benessere ad ampio spettro.

L’intento è di coinvolgere i pediatri, endocrinologi, nutrizionisti, insegnanti, educatori, genitori nel Progetto “Go Beyond”- Oltre L’obesità infantile, in cui è stata definita una rete di psicologi-psicoterapeuti che fornirà supporto clinico ai bambini e agli adolescenti, genitori, pediatri e medici sul territorio romano, da estendere al territorio nazionale.

Per Info e Contatti:

Dr.ssa Irene Marino 

Psicologa Pediatrica

Psicoterapeuta specializzanda presso la Scuola dell’Accademia di Psicoterapia Psicoanalitica (SAPP)

Membro Società Italiana Psicologia Pediatrica (S.I.P.Ped).

Email: irene.marino@live.it

Via Germano Sommelier 40

00185 Roma

Bibliografia

Bleich, S., Vercammen, K., Zatz, L. (2018), Interventions to prevent global childhood overweight and obesity: a systematic review,The Lancet Diabetes & Endocrinology, 332-346.

Bray, I., Slater, A., Lewis, S., et al. (2018), Promoting positive body image and tackling overweight/obesity in children and adolescents: A combined health psychology and public health approach. Preventive Medicine, 219-221.

Cosenza. Il cibo e l’inconscio (2018), Franco Angeli Editore, Milano.

Freud, Anna. Normalità e patologia del bambino (2003), Valutazione dello sviluppo. Feltrinelli Editore. Milano.

Hoffman (2005), Parents’ Denial Fuels Childhood Obesity Epidemic, Health. The New York Times.

Katz, DL. (2011), Unfattening our children: forks over feet. International Journal of Obesity volume 35, pp: 33–37.

Lobstein, T. Jackson-Leach, D, el al. (2015), Child and adolescent obesity: part of a bigger picture. The Lancet, 2510-2520.

Manaresi, F. (2012), L’intervento clinico in età evolutiva. Carocci Editore, Roma.

Nanzer N. (2016), Manuale di psicoterapia centrata sulla genitorialità. Milano, Raffaello Cortina Editore.

Winnicott, D. (2017), Dalla Pediatria alla psicoanalisi. Giunti Editore, Firenze.

Image credit: Giselle Potter

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