Dipendenza affettiva: l’amore può diventare una droga?
Dipendenza affettiva: l’amore può diventare una droga?

L’amore è il sentimento più caratteristico e multiforme dell’essere umano, è qualcosa di unico e indispensabile per il benessere e la felicità dell’individuo.
Tuttavia l’amore può assumere, in determinate circostanze, le forme di una dipendenza patologica, fonte di ansie e infelicità. 
Come riconoscere questi casi e quando è necessario rivolgersi ad un professionista?

Andiamo con ordine.

Cos’è la dipendenza affettiva?
La dipendenza affettiva si può definire come una modalità patologica di vivere la relazione sentimentale, una condizione in cui la persona dipendente arriva fino a negare i propri bisogni pur di non perdere il partner.
Si tratta di una forma di amore ossessivo, simbiotico, fusionale e stagnante, vissuto alla stregua di una droga, in cui il partner diventa la sola fonte di gratificazione.
Il problema maggiore è che spesso la relazione è insoddisfacente, infelice e dolorosa. Non è infrequente che tale condizione degeneri in relazioni che rappresentano un serio pericolo per l’incolumità psichica e fisica del soggetto.

Cos’è una dipendenza? 
Diversi autori hanno cercato di stabilire se e quando l’amore può diventare una dipendenza. Cerchiamo dunque di fare chiarezza su questo punto.
Le caratteristiche principali della dipendenza patologica sono:

  1. La sostanza (o il comportamento) domina costantemente il pensiero e vi è l’impossibilità di resistere all’impulso di assumerla (o di eseguire il comportamento): a ciò spesso è legata la sensazione di perdita del controllo.
  2. Presenza del craving, definibile come un intenso desiderio della sostanza che può manifestarsi in qualsiasi momento (anche se avviene con maggiore probabilità dopo uno stimolo associato alla stessa).
  3. Aumento della tolleranza alla sostanza.  Dopo somministrazioni ripetute, infatti, l’effetto prodotto è minore rispetto alla prima somministrazione e per ottenere di nuovo gli effetti iniziali è necessario aumentare la dose. 
  4. Presenza di un profondo disagio psichico e fisico quando si interrompe o si riduce l’assunzione della sostanza (o l’esecuzione del comportamento). 
  5. L’uso della sostanza (o l’esecuzione del comportamento) altera il proprio stato psico-fisico con gravi ricadute sul funzionamento personale e interpersonale. 

La dipendenza affettiva rientra tra le dipendenze da sostanza? 
Quando parliamo di dipendenza affettiva siamo nell’ambito delle dipendenze comportamentali (chiamate anche “New addiction”), ovvero particolari tipi di dipendenze non connesse a sostanze chimiche come la droga e l’alcol. Come le dipendenze da sostanza, anche questa rappresenta spesso una via di uscita dalla sofferenza emotiva o fisica.
Altri esempi di dipendenze comportamentali sono la dipendenza da internet, il gioco d’azzardo patologico, la dipendenza da sesso, la dipendenza da sport e lo shopping compulsivo.
Inoltre, anche recenti studi di neuroimaging hanno dimostrato che il desiderio sessuale, l’orgasmo e le relazioni amorose coinvolgono gli stessi meccanismi e circuiti neurali coinvolti nella dipendenza da sostanza (1).

A prima vista, quindi, sembra che le dipendenze comportamentali presentino molte similitudini con la dipendenza da sostanze.

Ma allora quando si può parlare di dipendenza affettiva?
Ad oggi non esistono dei criteri diagnostici unanimi per definire la dipendenza affettiva e, infatti, nel DSM-5 (2) tale disturbo non è menzionato.
Tuttavia alcuni autori hanno cercando di portare avanti ricerche in questo senso. Ad esempio Reynaud e i suoi collaboratori, in un interessante articolo (3), hanno provato a suggerire alcuni criteri per definire la dipendenza affettiva:
1. Prima della relazione la persona viveva una vita soddisfacente, ora sembra grigia, vuota e non interessante.
2. Presenza di anedonia (ovvero incapacità di provare piacere) e perdita dei precedenti interessi (ad esempio amicizie, prendersi cura dei bambini, fare sport, lavorare ecc.).
3. Il soggetto dipendente, per giustificare a se stesso la relazione, ne sottostima gli effetti negativi, come accade nelle dipendenze da sostanze.

E ancora:
1. Esistenza di una sindrome di astinenza in assenza dell’amato, caratterizzata da una sofferenza significativa e un compulsivo bisogno dell’altro. 
2. Eccessivo investimento di tempo ed energie nella relazione (nella realtà o nell’immaginazione).
3. Riduzione di importanti attività sociali, professionali o di svago.
4. Desiderio persistente o sforzi inutili di controllare la relazione.

Conclusione 
Come sottolineato in precedenza, ad oggi non esistono dei criteri diagnostici unanimi per definire la dipendenza affettiva. 
Un lavoro di definizione risulterebbe molto complesso, nonché arbitrario, perché comporterebbe la medicalizzazione di un sentimento universale e variegato che sfugge a criteri sistematici univoci.
È inoltre importante tenere presente che un certo grado di dipendenza affettiva è una componente naturale e indispensabile delle relazioni sentimentali. Ed è forse proprio questo che rende difficile distinguere una condizione di dipendenza patologica da un’affettività sana.

Tuttavia, nei casi in cui ci si rende conto di trovarsi in una situazione di eccessiva dipendenza affettiva che comporta una relazione non sana, rivolgersi ad un professionista può migliorare la qualità della propria vita.

Valerio Di Lazzaro

Bibliografia
(1) Zeki S. (2007), The neurobiology of love. FEBS Lett, 581(14):2575–2579.
(2) American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders,
Fifth Edition, DSM-5
(3) Reynaud M., Karila L., Blecha L., Benyamina A. (2010), Is love passion ad addictive disorder?. The American Journal of Drug ad Alcohol Abuse, 36:261-267.

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