Coronavirus: perché ci ha colto così alla sprovvista? Alcune considerazioni psicologiche
Coronavirus: perché ci ha colto così alla sprovvista? Alcune considerazioni psicologiche

Quali sono gli effetti psicologici della pandemia? 
Probabilmente l’effetto più rilevante di questa situazione, dal punto di vista psicologico, è un aumento dell’incertezza, della preoccupazione e soprattutto della paura e dall’ansia

Tuttavia l’ansia provocata dalla situazione che stiamo affrontando in questo periodo è diversa da quella che abbiamo sperimentato finora nella nostra vita quotidiana.
Possiamo dire che sicuramente non eravamo abituati ad un problema di questa portata. Siamo, infatti, la prima generazione nella storia dell’umanità che non ha conosciuto direttamente (cioè sulla propria pelle) guerre, persecuzioni e carestie.

Perché la situazione attuale è così diversa dalle altre?
In primo luogo, l’ansia attuale è generata da un pericolo invisibile e non controllabile, un virus per l’appunto. Com’è possibile fuggire da un nemico che si insinua dappertutto?
Qualcuno ha paragonato l’attuale situazione ad una guerra. L’incongruenza di tale paragone risiede nel fatto che la guerra implica l’identificazione di un nemico e la distinzione netta con chi, invece, è un amico-alleato. In guerra, di solito, sappiamo qual è il volto del nostro nemico, ora no. 

In secondo luogo, a differenza di altre catastrofi naturali, come ad esempio i terremoti, non è possibile scappare. In altre parole, in caso di terremoto, è possibile allontanarsi fisicamente dalla zona a rischio mentre, nell’emergenza in corso, è vero l’opposto: c’è l’obbligo di restare in casa ovvero di restare nel bel mezzo della pandemia (ad esempio gli abitanti di Codogno o delle zone più colpite). Inoltre, un’ulteriore differenza con altri eventi fatali e imprevedibili è che il pericolo, in questo caso il rischio di contagio, non proviene da un evento naturale, ma è potenzialmente situato nelle altre persone (amici, familiari eccetera) o in noi stessi.

In terzo luogo, l’attuale situazione è diversa anche rispetto alle pandemie del passato (si pensi alla peste nel XIV secolo o all’influenza spagnola all’inizio del XX secolo). In particolare è diverso il modo in cui la pandemia è entrata ed entra continuamente nelle nostre vite: il web e i social media ci bombardano costantemente con notizie e aggiornamenti sul coronavirus. Peraltro, si tratta spesso di notizie alquanto approssimative, contraddittorie o sensazionalistiche create ad arte per sfruttare il clickbait, ovvero per “acchiappare” più visualizzazioni possibili, magari con titoli ad effetto non di rado smentiti dall’articolo stesso. La quarantena amplifica ulteriormente questo fenomeno definito “infodemia“: il confinamento in casa aumenta il tempo passato sui social invasi di notizie e dibattiti sull’argomento.
Di fatto, il coronavirus è al centro dei nostri pensieri per la maggior parte del tempo. 

In quarto luogo, non siamo assolutamente abituati alla necessaria quarantena a cui siamo costretti, avendo goduto della più grande libertà di spostamento di ogni epoca.

Cosa si può fare per ridurre l’ansia?
Innanzitutto è importante ricordare che è normale essere agitati e sperimentare una sensazione di ansia.
Una buona pratica può essere in questo caso evitare la ricerca compulsiva di informazioni, per quanto, ciò sia reso difficile dalla continua esposizione ai media e ai social.
È bene, quindi, affidarsi ai dati e alle comunicazioni diffuse dalle autorità pubbliche come ad esempio il Ministero della Salute ( http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus ) o l’Istituto Superiore di Sanità ( https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/ )
Può essere rassicurante anche tenere a mente che l’eventuale esposizione al virus non è sinonimo di malattia, che la contagiosità non equivale alla reale pericolosità per la salute e che esistono misure pratiche per ridurre il pericolo (distanziamento di un metro, lavarsi spesso le mani eccetera).

Infine, è fondamentale non vergognarsi di chiedere l’aiuto di un professionista se si pensa che la propria paura e la propria ansia siano eccessive e creino un disagio invalidante. Tutti possiamo avere la necessità, in particolari momenti, di un confronto, una consulenza, un sostegno, anche solo per avere le idee più chiare su ciò che proviamo e imparare a gestire meglio le nostre emozioni.
Questa richiesta di aiuto non deve farci sentire “deboli” perché non è debole chi chiede un sostegno per sé e per i propri cari.

Valerio Di Lazzaro

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